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Il Salvagente – Intervista a Tiziana Pinaffo sul crack Cerruti

Da “Il Salvagente”,
Settimanale dei Diritti, dei Consumi e delle Scelte: Bond Cerruti, altro “affarone” finito proprio male, n. 4 del 26 gennaio 2006
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Risparmiatori beffati dai titoli Cerruti – Fin-Part. Alcuni istituti hanno consigliato un’obbligazione triennale, molto alettante ma senza rating

Leggi bond Cerruti e scopri u.n altro, l’ennesimo, caso di risparmio tradito. È quello che è successo alla signora Silvia, una nostra lettrice di Bologna, che nel 2001 tramite un promotore finanziario della Banca Fideuram ha investito parte dei propri risparmi puntando sull’obbligazione Cerruti Finance Lux. “lo e mio marito – racconta – abbiamo acquistato questi titoli per un contro- valore rispettivamente di 25mila e 17mila euro. Fortunatamente, a fine 2001, rnio marito ha chiesto di uscire da questo investimento rimettendoci circa 1.500 euro. Ora mi chiedo: che fine hanno fatto i miei soldi?”.

In default
II caso della nostra lettrice purtroppo non è isolato. Secondo un dossier dell’Adiconsum, infatti, sono circa Smila gli italiani che hanno nel proprio portafogli titoli bond Cer- ruti i quali sono stati andati in default nel luglio 2004. In quella data l’azienda del gruppo tessile Fin-Part non è stata in grado di restituire il capitale investito. La vicenda nasce nel 2001 quando la holding finanziaria Fin-Part, che deteneva i marchi moda Cerruti, Frette e Pepper Industries, ha emesso un prestito obbliga- zionario di 200 milioni di euro denominato Cerruti Finance Lux. Un bond a scadenza triennale, con un tasso di interesse allettante, il 6,5 per cento, ma senza rating, ovvero privo di quella valutazione, stabilita da agenzie internazionali come Moody’s o Standard & Poor’s, in base alla quale viene giudicata la capacità dell’azienda emittente di far fronte puntualmente al rimborso del proprio debito finanziario. E puntualmente è arrivata la beffa per gli investitori. Alla scadenza triennale, il 26 luglio 2004, la Fin-Part non è stata in grado di restituire il capitale ai risparmiatori e sono cominciate le grane per centinaia di piccoli investitori. Il titolo della holding finanziaria del gruppo tessile è stato subito sospeso dalle contrattazioni di Borsa. Nei mesi successivi, poi, sono state venduti alcuni marchi per far fronte al colossale debito accumulato: 151 milioni di euro era la perdita iscritta nel bilancio 2003, pari a circa la metà del fatturato. Infine nell’ottobre del 2005 la Fin-Part ha gettato la spugna ed è stata posta in liquidazione.

Azione legale
Tra pochi giorni si aprirà la procedura per l’insinuazione al passivo della Fin-Part, ovvero la possibilità di iscriversi come creditori dell’azienda in fallimento. Quale strada può seguire un consumatore? Tiziana Pinaffo, analista finanziaria, è la consulente dell’Adusbef Veneto, che si sta occupando dei bond Cerruti: “La situazione non è delle più rosee. La via d’uscita migliore è quella di adire le vie legali contro la banca che ha negoziato i titoli. Anche perché questa opzione non esclude la possibilità di ammissione al passivo della Fin-Part, anche se, dopo aver dismesso varirami d’azienda, non credo che i piccoli obbligazionisti possono trovare un grande p rimonio su cui rivalersi”. La nostra lettrice di Bologna, tuttavia, ci fa sapere che la sua banca si è dichiarata disponibile a trovare una soluzione risarcitoria. “In prima battuta – prosegue la dottoressa Pinaffo noi tentiamo sempre la strada della trattativa, anche se spesso le banche dicono no oppure propongono indennizzi parziali intorno al 50-60 per cento”.

Profilo di rischio
La storia della nostra lettrice ci consente di sollevare anche un altro aspetto della vicenda ovvero il rapporto tra l’investitore e l’intermediario finanziario: può essere un promotore, una banca o una società di ge- stione del risparmio ma è sempre obbligato a fornire un’informazione trasparente e completa sui rischi e sulle condizioni del- l’investimento. I recenti scandali finanziari, però, hanno dimostrato come molto spesso in mano a piccoli risparmiatori, abituati fino a qualche tempo prima a trattare con sicuri tito- li di Stato, siano finiti bond privi di rating o investimenti mirabolanti ma altamente rischiosi. In altre parole, accade non di rado che una proposta di investimento non corrisponda al profilo di rischio del piccolo risparmiatore. Insomma, l’ex popolo dei Bot avrà anche un deficit di cultura finanziaria, ma per questo i promotori finanziari possono sentirsi sollevati da ogni responsabilità? Risponde Germana Martano, direttrice generale dell’Anasf, l’Associazione nazionale dei promotori finanziari: “Altro che sollevati da responsabilità! Non è un caso che l’Anasf ha promosso una Carta dei risparmiatori con l’obiettivo di farla cono- scere per accrescere nel piccolo investitore la consapevolezza dei propri diritti. Soltanto un cliente informato può avere un rapporto duraturo nel mercato. Elevare la consapevolezza del risparmiatore e la formazione degli intermediari finanziari sono due obiettivi che devono essere perseguiti parallelamente”.

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