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Studio Pinaffo di Tiziana Pinaffo, analista finanziario



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tutela dell'investitore

TUTELA DEGLI INVESTITORI
Lehman Bros e crack banche americane : l'opinione dell'analista

Altro che inaspettato: nei 6 mesi prima del fallimento Lehman aveva già perso oltre il 30% del valore

 
14 ottobre 2008

Alla data di dichiarazione del fallimento (15 settembre 2008) i titoli Lehmanavevano già perso oltre il 30% del proprio valore: nei 6 mesi precedenti alla bancarotta si erano registrate forti pressioni di vendita sui titoli Lehman quotati sulle piazze italiane, sintomo che gli operatori professionali ben sapevano cosa stava accadendo.
Un po' come avvenne per i titoli Argentina, che alla data del 21 dicembre2001, data di formale dichiarazione di insolvenza, valevano appena il 30% delvalore investito all'origine. Questo è stato uno degli elementi che ha condotto molti Tribunali in tutta Italia ad emettere sentenze a favore di risparmiatori ingiustamente vessati ed ha portato la Consob a multare i principali istituti di credito per pratiche scorrette rispetto all'emissione/negoziazione dei bond argentini.
E c'è qualcuno che ancora crede che il crack di un colosso come Lehman sia stato "un fulmine a ciel sereno"" solo perchè il rating non era stato (formalmente) declassato: il crollo pre-fallimento di Lehman Bros è solo uno dei numerosi elementi tecnici che possono dimostrare come i risparmiatori siano stati truffati.

LEHMAN BROS: partono le prime cause contro le banche

 Non basta eccepire la lista Patti Chiari: le ragioni della fregatura sono soprattutto tecniche
10 ottobre 2008

Dalla dichiarazione di fallimento del 15 settembre 2008 ad oggi abbiamo ricevuto centinaia di richieste da parte dei malcapitati risparmiatori: "Che fare?" ci chiedono.

Abbiamo già avuto modo di valutare diversi casi, e per molti abbiamo ravvisato dei presupposti di contestazione legale contro la banca intermediaria: come accennato all'articolo precedente, dei crack di questa portata non accadono come un fulmine a ciel sereno, e nell'ultimo anno in particolare gli istituti di credito hanno avuto tutto il tempo per "spalmare il bidone sul parco buoi".

A nostro avviso la contestazione ha dei fondamenti soprattutto tecnici, in quanto non è sufficiente eccepire all'Istituto di credito la mera appartenenza delle obbligazioni Lehman Brothers alla lista di obbligazioni a basso rischio-rendimento redatta dal consorzio Patti Chiari: gli istituti infatti replicherebbero che alla data del fallimento il rating dell?emittente non era ancora stato declassato

Si dovrebbe aprire un altro capitolo sulle agenzie di rating e sull'attendibilità dei pareri da loro espressi, e speriamo che presto le istituzioni intervengano a controllare l'operato di queste strutture finanziarie che milioni di investitori prendono a riferimento.

Tornando alle cause che stanno partendo, si vanno ad analizzare i bilanci di Lehman Brothers, i movimenti dei corsi degli strumenti finanziari ad essa correlati, la posizione del comparto di riferimento, la situazione macroeconomica interna e globale e molti altri elementi tecnici correlati gli uni agli altri che hanno permesso agli operatori professionali di capire per tempo cosa stava accadendo: in termini pratici l'analisi e le azioni legali intraprese si traducono nella dimostrazione di come per l'ennesima volta la fregatura sia ricaduta sui risparmiatori, che erano stati rassicurati all'origine da un rating (fittizio?) di elevata qualità.

A nostro avviso, così com'è stato per il crack Argentina (e la marea di sentenze a favore dei risparmiatori lo confermano), è molto difficile nascondere un elefante dietro ad un fruscello, dunque gli operatori professionali - soprattutto chi era chiamato a certificare i bilanci - ben comprendevano il significato e la gravità di alcune esposizioni.

Sulla base di questi presupposti tecnici e giuridici stiamo avviando numerose cause contro gli istituti bancari a tutela dei nostri assistiti.

Crack delle banche americane, scoppia la bolla speculativa: risparmi a rischio persino con rating AAA

 
19 settembre 2008

La prima economia mondiale, "la locomotiva", è in crisi: ma come tutti i guai macroscopici, non è certo un fulmine a ciel sereno, quanto piuttosto il preoccupante apice di una pericolosa bolla speculativa "sfuggita di mano" qualche anno fa.

Si poteva prevedere? E' la domanda.

Tutte queste banche. Lehman Brothers per prima, avevano bilanci certificati (più o meno) positivamente di anno in anno e rating di ottima qualità: vale a dire che le agenzie di rating classificavano le obbligazioni emesse da questi soggetti come "ad improbabile rischio di insolvenza". Eppure le notizie della crisi trapelano ed i titoli perdono quota molto tempo prima dello scoppio del bubbone.

Nel giugno 2006 la FED - la banca centrale statunitense - aveva infatti smesso di alzare i tassi di interesse, e si era messa alla finestra, monitorando attentamente l'andamento dell'economia statunitense ed i forti pericoli: nell'agosto 2007 emergeva la crisi dei mutui, ed appena qualche settimana dopo, la FED cominciava a tagliare i tassi di interesse per impedire all'economia interna U.S.A. di affondare. Oggi i tassi FED sono attorno al 2% appena, e la banca centrale statunitense si affretta a sostenere il dollaro, che negli ultimi 3 anni era arrivato a perdere quasi la metà del proprio valore.

Venerdì scorso la FED giungeva in soccorso alla Fannie Mae, alla Freddie Mac e Federal Home Loan Banks con una iper-inezione di liquidità, dopo le traballanti notizie dei mesi scorsi. Qualche giorno fa il fallimento del colosso statunitense Lehman Brothers, banca d'investimento internazionale, mentre nelle scorse sedute le obbligazioni della banca d'affari Morgan Stanley quotate a listino italiano perdevano oltre il 26% del proprio valore.

A nostro avviso, così com'è stato per il crack Argentina (e la marea di sentenze a favore dei risparmiatori lo confermano), è molto difficile nascondere un elefante dietro ad un fruscello, dunque gli operatori professionali - soprattutto chi era chiamato a certificare i bilanci - ben comprendevano il significato e la gravità di alcune esposizioni.

Dal maggio 2007 le borse europee iniziavano infatti il loro declino, avendo fiutato l'aria di difficoltà: su questa scia la Borsa italiana perdeva negli ultimi 16 mesi il 45% del proprio valore . e poi "si dice" che il sistema Italia - che di solito segue come una pecorella smarrita le borse più forti - dovrebbe essere al riparo dalla crisi dei mutui, laddove i segnali d'allarme delle famiglie impossibilitate al pagamento delle rate dei finanziamenti giungono da ogni dove . Persino l'efficientissimo Regno Unito ha avuto il suo crack con la Northern Rock: se per una volta l'Italia fosse maestra di piani ben riusciti, ne saremmo indubbiamente lieti.

Nel mentre sarebbe forse bene cominciare a mettere i denari sotto il materasso per un po', almeno finchè non passerà la bufera: teniamoci forte e speriamo bene.

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