Sito dello Studio Pinaffo
Il 25 ottobre 2005 i giudici della sezione fallimentare del tribunale di Milano dichiaravano il fallimento della società Fin.Part. Spa, holding del gruppo FinPart: il 26 luglio 2004 la CerrutiFinance S.A, società controllata dal gruppo, aveva mancato il rimborso del prestito da 200 milioni di euro collocato nel luglio 2001 e garantito dalla capogruppo Fin.Part Spa; quest'ultima l'anno seguente aveva mancato il rimborso delle obbligazioni emesse nel 1998 ed in scadenza il 22 luglio 2005.
Alcune delle società del gruppo furono ammesse all'amministrazione straordinaria per cercare di ritrovare l'equilibrio finanziario ed uscire dalla crisi, tuttavia sia nel 2002 che nel 2003 la società di revisione KPMG si dichiarava impossibilitata a esprimere un giudizio sul bilancio consolidato del gruppo Fin.Part.
Nel 2004 la crisi del Gruppo Fin.Part si aggravava ulteriormente, così come sottolineato nella relazione della società di revisione Mazars al bilancio consolidato al 31/12/2004, nella quale i revisori si reputavano ancora una volta impossibilitati a certificare il bilancio consolidato del gruppo Fin.Part.
Essendo dunque fallita la holding, peraltro garante dei due prestiti obbligazionari rimasti insoluti, venduta buona parte degli asset aziendali, le possibilità che il gruppo possa recuperare il suo equilibrio patrimoniale e finanziario appaiono oggettivamente molto scarse, tanto più che due distinte società di revisione si dichiararono impossibilitate a certificare i bilanci 2002, 2003 e 2004 non rilevando i presupposti di continuità aziendale.
Clicca qui per un parere tecnico preliminare27 febbraio 2008
A distanza di oramai quasi 4 anni dal crack del gruppo Fin.Part/Cerruti, lo scorso gennaio, dopo anni di amministrazione straordinaria ed attività di curatela fallimentare, ha preso il via il piano di rimborso parziale dei bond Cerruti: gli obbligazionisti che avevano presentato domanda di ammissione al passivo nella procedura fallimentare dell'azienda, hanno ricevuto il primo 15% del valore nominale del prestito.
Sembra che a breve i suddetti obbligazionisti possano ricevere un ulteriore 15% derivante dalle attività di riparto della curatela fallimentare, tuttavia, come tristemente preannunciato in occasione dei precedenti report su questa rubrica, la ristrutturazione dell'intero bond appare improbabile a causa delle carenze patrimoniali.
Non solo dunque per molti obbligazionisti Cerruti si determinerà la perdita del 70% circa del capitale investito, ma anche l'ulteriore svalutazione in questi 4 anni del potere d'acquisto del poco denaro racimolato.
Per gli obbligazionisti Cerruti che invece a suo tempo non presentarono domanda di insinuazione al passivo persso il Tribunale di Milano, la perdita rimane purtroppo pari al 100% del capitale investito ed al momento sembra rimangano ancora insolute anche le obbligazioni dell'emissione Fin.Part.
In quanto ad ogni singola posizione, rimane aperta invece la strada di accertamento sulle eventuali responsabilità dell'intermediario che al tempo vendette o collocò i bond presso i risparmiatori: in questo senso la posizione di ciascun obbligazionista è specifica e sostanzialmente autonoma..
articolo a pagina 9 di Enrico Cinotti
Leggi bond Cerruti e scopri un altro, l'ennesimo, caso di risparmio tradito. È quello che è successo alla signora Silvia, una nostra lettrice di Bologna, che nel 2001 tramite un promotore finanziario della Banca Fideuram ha investito parte dei propri risparmi puntando sull'obbligazione Cerruti Finance Lux. "lo e mio marito - racconta - abbiamo acquistato questi titoli per un contro- valore rispettivamente di 25mila e 17mila euro. Fortunatamente, a fine 2001, rnio marito ha chiesto di uscire da questo investimento rimettendoci circa 1.500 euro. Ora mi chiedo: che fine hanno fatto i miei soldi?".
In default
II caso della nostra lettrice purtroppo non è isolato. Secondo un dossier dell'Adiconsum, infatti, sono circa Smila gli italiani che hanno nel proprio portafogli titoli bond Cer- ruti i quali sono stati andati in default nel luglio 2004. In quella data l'azienda del gruppo tessile Fin-Part non è stata in grado di restituire il capitale investito. La vicenda nasce nel 2001 quando la holding finanziaria Fin-Part, che deteneva i marchi moda Cerruti, Frette e Pepper Industries, ha emesso un prestito obbliga- zionario di 200 milioni di euro denominato Cerruti Finance Lux. Un bond a scadenza triennale, con un tasso di interesse allettante, il 6,5 per cento, ma senza rating, ovvero privo di quella valutazione, stabilita da agenzie internazionali come Moody's o Standard & Poor's, in base alla quale viene giudicata la capacità dell'azienda emittente di far fronte puntualmente al rimborso del proprio debito finanziario. E puntualmente è arrivata la beffa per gli investitori. Alla scadenza triennale, il 26 luglio 2004, la Fin-Part non è stata in grado di restituire il capitale ai risparmiatori e sono cominciate le grane per centinaia di piccoli investitori. Il titolo della holding finanziaria del gruppo tessile è stato subito sospeso dalle contrattazioni di Borsa. Nei mesi successivi, poi, sono state venduti alcuni marchi per far fronte al colossale debito accumulato: 151 milioni di euro era la perdita iscritta nel bilancio 2003, pari a circa la metà del fatturato. Infine nell'ottobre del 2005 la Fin-Part ha gettato la spugna ed è stata posta in liquidazione.
Azione legale
Tra pochi giorni si aprirà la procedura per l'insinuazione al passivo della Fin-Part, ovvero la possibilità di iscriversi come creditori dell'azienda in fallimento. Quale strada può seguire un consumatore? Tiziana Pinaffo, analista finanziaria, è la consulente dell'Adusbef Veneto, che si sta occupando dei bond Cerruti: "La situazione non è delle più rosee. La via d'uscita migliore è quella di adire le vie legali contro la banca che ha negoziato i titoli. Anche perché questa opzione non esclude la possibilità di ammissione al passivo della Fin-Part, anche se, dopo aver dismesso varirami d'azienda, non credo che i piccoli obbligazionisti possono trovare un grande p rimonio su cui rivalersi". La nostra lettrice di Bologna, tuttavia, ci fa sapere che la sua banca si è dichiarata disponibile a trovare una soluzione risarcitoria. "In prima battuta - prosegue la dottoressa Pinaffo noi tentiamo sempre la strada della trattativa, anche se spesso le banche dicono no oppure propongono indennizzi parziali intorno al 50-60 per cento".
Profilo di rischio
La storia della nostra lettrice ci consente di sollevare anche un altro aspetto della vicenda ovvero il rapporto tra l'investitore e l'intermediario finanziario: può essere un promotore, una banca o una società di ge- stione del risparmio ma è sempre obbligato a fornire un'informazione trasparente e completa sui rischi e sulle condizioni del- l'investimento. I recenti scandali finanziari, però, hanno dimostrato come molto spesso in mano a piccoli risparmiatori, abituati fino a qualche tempo prima a trattare con sicuri tito- li di Stato, siano finiti bond privi di rating o investimenti mirabolanti ma altamente rischiosi. In altre parole, accade non di rado che una proposta di investimento non corrisponda al profilo di rischio del piccolo risparmiatore. Insomma, l'ex popolo dei Bot avrà anche un deficit di cultura finanziaria, ma per questo i promotori finanziari possono sentirsi sollevati da ogni responsabilità? Risponde Germana Martano, direttrice generale dell'Anasf, l'Associazione nazionale dei promotori finanziari: "Altro che sollevati da responsabilità! Non è un caso che l'Anasf ha promosso una Carta dei risparmiatori con l'obiettivo di farla cono- scere per accrescere nel piccolo investitore la consapevolezza dei propri diritti. Soltanto un cliente informato può avere un rapporto duraturo nel mercato. Elevare la consapevolezza del risparmiatore e la formazione degli intermediari finanziari sono due obiettivi che devono essere perseguiti parallelamente".
NOTIZIE SU CERRUTI - FIN.PART
Il curatore accusa le banche di aver facilitato il default del bond della società tessile. In particolare, l'istituto guidato da Alessandro Profumo avrebbe spinto le obbligazioni Cerruti con l'obiettivo di rientrare dall'esposizione nei confronti dell'azienda. (tratto da Soldionline.it)
Plus, l'inserto del sabato del quotidiano Il Sole 24 Ore, riporta la notizia che il Tribunale di Brindisi ha dichiarato la nullità di un contratto di vendita di bond Cerruti a una risparmiatrice da parte della ex Banca 121, oggi facente parte del gruppo Monte dei Paschi di Siena. La risparmiatrice, assistita dalla Confconsumatori, dovrebbe ottenere la restituzione integrale dei 51mila euro investiti. La sentenza mette in evidenza che nella vendita dei titoli la banca avrebbe violato le norme sull'informativa, sottacendo l'elevata rischiosità dei bond. (tratto da Soldionline.it)
Il 5 aprile si terrà l'udienza di appello contro il fallimento degli stabilimenti. Il quotidiano finanziario precisa che il marchio Cerruti 1881 resterà a Matlin Patterson, il fondo di private equity che lo aveva acquistato per 95 milioni di euro. Oltre al marchio, il fondo aveva manifestato interesse anche per le attività produttive dell'azienda. (tratto da Soldionline.it)
I principali quotidiani di sabato 12 agosto, analizzando i risultati trimestrali della Popolare di Intra, mettono in evidenza che nel secondo trimestre dell'anno l'istituto ha dovuto accantonare altri 25 milioni di euro a fronte di un'eventuale transazione con il curatore fallimentare di Fin.Part. In pratica, da inizio anno la Popolare di Intra ha accantonato 50 milioni di euro in relazione al fallimento della società tessile. Inoltre, dal comunicato stampa emesso dalla banca si apprende che, dopo le svalutazioni e gli accantonamenti, è stato coperto più dell'80% del totale di crediti vantati nei confronti di Fin.Part. (tratto da Soldionline.it)
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